VENGO ANCH’IO

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Di recente con l’Associazione IL VOLO abbiamo concluso un intervento formativo su tutto il personale di una amministrazione comunale della Sardegna in un Comune di circa 11.000 abitanti. La formazione ha coinvolto circa 80 persone e ha riguardato diversi ruoli e ambiti della sicurezza.

Il gradimento è stato molto alto, probabilmente anche perché non era stata fatta alcuna formazione su questi temi.Tra le frasi riportate dai corsisti nel questionario finale in cui si chiedeva di rispondere in forma sintetica e anonima alla domanda “Cos’hai imparato da questo Corso?”, ne riporto alcune:

  • E’ importante fare una valutazione dei rischi con coscienza e attenzione
  • Lavoriamo in un luogo non sicuro
  • Mi devo tutelare e segnalare immediatamente qualunque problema riscontrato nell’ambiente lavorativo
  • Mi è servito a conoscere degli elementi e delle nozioni di base a me sconosciuti
  • Esistono dei diritti e dei doveri che non sempre, per superficialità, vengono rispettati
  • Devo acquistare prodotti marchiati CE
  • Molte cose che non sapevo adesso le so e so come mi devo comportare nel lavoro
  • L’esperienza lavorativa insegna ma la conoscenza di nuove regole nel mondo di lavoro sono importanti per la salute stessa e per l’azienda
  • Tutto perché non sapevo quasi niente ma neanche mi preoccupavo di sapere
  • Si potrebbe migliorare realmente la sicurezza
  • Posso ora valutare in modo corretto i rischi derivanti dai miei comportamenti
  • Non voglio fare il preposto

In occasione di questo tipo di interventi formativi i lavoratori, pur essendo abbastanza contenti, solitamente lamentano il fatto che le stesse cose dovrebbero essere dette al datore di lavoro perché sia più consapevole del suo ruolo e delle sue responsabilità. E questo è stato detto e ripetuto più volte anche in questa occasione.

Tuttavia, abbiamo con nostro piacere sperimentato che poco tempo dopo la conclusione dei corsi siamo stati contattati dal funzionario comunale che svolge il ruolo di datore di lavoro, il quale ci ha chiesto di frequentare l’apposito Corso riservato ai datori di lavoro.

Anche lui, alla fine, ha frequentato il suo Corso, pur non avendone l’obbligo. E così un altro luogo comune negativo sulla sicurezza è stato “ristrutturato”.

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La CIIP, un autorevole organismo interassociativo nazionale impegnato per la Prevenzione, ha di recente inviato una lettera al Ministero del Lavoro e ad altri organismi di controllo per denunciare il “malaffare” nel mercato della formazione sulla sicurezza:

In questi anni si è potuto constatare che si sono sviluppate ampie zone di elusione e/o evasione degli obblighi normativi relativi alla formazione, con il frequente ricorso a soluzioni di mera apparenza, il rilascio di attestati formativi di comodo e/o al seguito di procedure meramente burocratiche e prive di contenuti reali, con docenze affidate a formatori non qualificati e la vendita di corsi in “formazione a distanza” privi dei requisiti di legge, spesso anche di contenuti pertinenti, tali da configurare vere fattispecie di truffa ai danni degli utenti.”

Non c’è dubbio che l’approccio “mercantilistico” alla formazione sulla sicurezza sia un virus letale per la promozione di una adeguata cultura in materia di prevenzione.

Cerco di spiegarlo con questo “ciclo distruttivo”:

  1. l’azienda chiede un Corso o un intervento formativo per i suoi dipendenti; nella maggior parte dei casi il suo interesse è quello di ottenere il pezzo di carta al minor costo, il quale è dato sia dal prezzo del servizio da acquistare sia dalla mancata produzione dovuta all’assenza dei dipendenti impegnati in aula
  2. per venire incontro a questi interessi e ottenere il lavoro, spesso il soggetto formativo (società, ente o libero professionista) accetta di operare a basso costo in orari extralavorativi per i dipendenti
  3. il basso costo offerto all’azienda può diventare remunerativo per il soggetto formatore a condizione che venga pagato poco il docente, o i docenti, e non si perda tempo nella progettazione dell’intervento formativo

Risultati: a) i docenti utilizzati sono spesso giovani con poca esperienza formativa o senior con scarsa motivazione a far bene; b) i contenuti delle lezioni risultano noiosi e ripetitivi; c) la verifica dell’apprendimento non si fa e se si fa è inattendibile; d) i materiali didattici consegnati ai corsisti sono scadenti; e) i lavoratori in aula sono stanchi e arrabbiati, sia perché sono stati costretti ad andare al Corso dopo il turno di lavoro, sia perché lo straordinario, loro dovuto, molto probabilmente non lo vedranno in busta paga e le ore trascorse in più in azienda finiranno “in cavalleria”

In questo esempio, apparentemente “regolare”, potremmo trovare  tre o quattro “illegalità” commesse, ma ciò che più mi interessa far rilevare è che l’obiettivo nobile della formazione (creare cultura) viene tradito per un piatto di lenticchie, rendendo quei lavoratori più impermeabili di prima ai cambiamenti di mentalità sulla sicurezza.

E non stiamo parlando di Corsi pro-forma, ovviamente.