RLS: ISPETTORI O INVENTORI?

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Nei giorni scorsi ho tenuto un corso di aggiornamento per RLS (rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza) al quale hanno partecipato dieci persone provenienti dal settore pubblico e privato.

L’argomento del Corso riguardava le attribuzioni degli RLS, cioè il loro ruolo in azienda e le modalità attraverso le quali viene concretamente svolto.

Era la terza volta che facevo questo Corso di aggiornamento, ma questa volta è stato reso particolarmente interessante sia dalla disponibilità dei partecipanti a mettersi in gioco sia da alcune nuove tecniche che ho voluto sperimentare per favorire l’apprendimento della capacità di autovalutazione.

Tra gli aspetti più interessanti che sono emersi credo valga la pena riportare il seguente: ho chiesto ai corsisti di confrontarsi con le quattro funzioni del loro ruolo (consultiva, informativa, ispettiva, propositiva) tramite una scheda in cui dovevano segnare quali tra queste funzioni fosse quella da loro preferita, quella maggiormente esercitata finora e, infine, quella, secondo loro, maggiormente percepita dai colleghi in azienda.

Al termine, ho riportato le loro risposte su una tabella che ha mostrato questi risultati:

Funzioni del ruolo Consultiva Ispettiva Informativa Propositiva
PREFERITA

4

4

1

1

ESERCITATA

1

5 4

0

PERCEPITA

4

3 3

0

Riprendendo il discorso sulla “cultura della sicurezza”, abbiamo letto la tabella deducendone che:

1) la funzione ispettiva è quella dominante a tutti i livelli, forse proprio perché abbiamo ancora molto da fare per metterci “a norma”;

2)  la funzione propositiva è praticamente “sconosciuta”;

3)  il passaggio storico-culturale dalla sicurezza tecnica al benessere nei luoghi di lavoro vedrà diminuire gli “ispettori” e aumentare gli “inventori”.

Il Corso si è concluso con molte aree da ispezionare e qualche nuova idea. Arrivederci al prossimo.

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la speranza del benessere

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Venerdì e sabato ho partecipato a Cagliari ad un corso di formazione formatori durante il quale ho avuto modo di ascoltare due interventi del Prof. Enzo Spaltro, famoso psicologo del lavoro, conosciuto oltre che per il suo contributo scientifico anche per aver portato la psicologia al grande pubblico italiano attraverso la RAI.

Lo avevo già ascoltato in altre occasioni e avevo sempre apprezzato il suo modo di affrontare i temi propri della psicologia del lavoro, con uno sguardo sempre attento al benessere sia dell’individuo che della società in generale.

E dopo aver trascorso quasi due giornate a sperimentare giochi, tecniche e modelli di intervento nei gruppi ho potuto assaporare il vino buono delle parole di un ultraottantenne ancora lucido e capace, ancora, di inventare associazioni di parole e idee che svelano orizzonti inesplorati.

Già, inventare: se ieri era più importante scoprire, ha affermato il professore, oggi è più importante inventare, perché l’oggetto della scoperta esisterebbe comunque, anche senza di noi, mentre quello dell’invenzione no, esiste grazie a noi, è il nostro contributo personale al progresso umano.

Uno dei temi ai quali si sta dedicando attualmente è la bellezza: siamo sicuri che l’idea di un buon lavoro sia ancora vincente? Dietro questa idea si può nascondere anche un lavoro non buono per la persona che lo esercita, tutta tesa ad avere uno stipendio purchessia in tempo di crisi.

Inventare un bel lavoro: fare un bel lavoro è meglio che avere un buon posto di lavoro, ma è anche vero che un buon posto di lavoro può diventare bello, anche grazie alla formazione.

Solo ora, accingendomi a scrivere queste righe, ho scoperto che prima di diventare psicologo era medico del lavoro e che la sua tesi in psicologia è stata su “Il rischio e la scelta nel comportamento lavorativo”, 1957.

Concludo con una sua frase: la speranza del benessere è già benessere.

Proprio una “bella” persona.

Grazie, professore.

 Spaltro

 

rivivere

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5 aprile 1995, ore 15 circa, la telefonata che non ti aspetti, da mia cognata.

Sono in casa con le bambine, che dormono, sono ancora piccole. Stefania, mia moglie, è ad un convegno. Mentre aspetto mia madre che starà con le bambine al loro risveglio, sono confuso e spaventato all’idea di doverlo dire a mia moglie.

Dirle che uno dei suoi due fratelli è morto, al lavoro.

Arrivo alla sala convegni della fiera, centinaia di persone, non vedo mia moglie. Guardo e riguardo le persone sedute, mi sembrano tutte uguali, non me la sento di aspettare oltre e faccio dare una comunicazione di servizio al microfono.

Finalmente possiamo piangere insieme e insieme recarci al pronto soccorso: la polvere del cantiere ancora addosso, i lividi sulle dita…

Oggi Corrado avrebbe quasi 53 anni, vivrebbe nella casa che stava finendo di costruire con le sue mani, godrebbe della vicinanza della moglie e della figlia, che allora non aveva ancora un anno…

E’ giusto, dopo 20 anni, rivivere nella memoria un evento familiare importante.

E’ giusto rivivere … oggi, giorno di Pasqua.