PISTAAA!!!

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Se devo percorrere a piedi qualche centinaio di metri da casa mia alla sede di lavoro e vengo investito, secondo voi l’Inail mi risarcisce il danno?

La risposta giusta è SI.

Ma, se anziché andare a piedi prendo la mia bici e vengo ugualmente investito (che sfiga!), cosa succede?

I soliti cavillosi risponderanno: dipende da che tipo di bici, oppure dipende se sulla strada percorsa c’era una pista ciclabile, o dipende a quanto stavi andando, o se avevi il casco omologato…

Il fatto è che io in bici per motivi di lavoro ci vado davvero, soprattutto con il bel tempo oppure nelle ore di maggior traffico cittadino. Per questo ho accolto con stupore, misto a soddisfazione, la notizia che la Corte di Cassazione ha stabilito che tale infortunio è indennizzabile. Con questa decisione si supera il principio secondo cui l’uso di un mezzo privato da parte di un lavoratore per recarsi al lavoro deve essere “necessitato”, altrimenti non può essere indennizzato dall’Inail.

“Un sostanzioso risparmio sui tempi dei viaggi per motivi di lavoro – si legge nel dispositivo  della Corte – permette infatti di salvaguardare meglio alcuni diritti costituzionalmente garantiti, come quello alla salute, alla dignità sociale, alla vita di relazione, nonché di raggiungere in maniera riposata e distesa i luoghi di lavoro, assicurando un proficuo apporto alla organizzazione produttiva” (Sentenza n.7313 del 13 aprile 2016).

Proprio come avevo pensato qualche anno fa comprando la mia bicicletta.

bici

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il fiume carsico delle morti bianche

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Apprendo oggi da “La Stampa”  che da gennaio ad agosto 2015 si sarebbe verificato un aumento delle morti sul lavoro di circa il 10% (esclusi gli infortuni in itinere) rispetto allo stesso periodi dell’anno scorso, un dato in controtendenza rispetto agli ultimi 10 anni.

A soli 3 mesi dalla presentazione confortante dei dati 2014 dell’Inail ci ritroviamo con uno scenario completamente diverso, con il quale speravamo di non doverci più confrontare.

Il fiume carsico delle morti bianche in Italia si nasconde quando la stagnazione economica  e la disoccupazione occupano la scena, ma si riprende la ribalta quando i motori dell’economia riprendono a funzionare, lasciando intendere che le sue sorgenti sono ben lungi dall’essere prosciugate.

Questi dati, a mio avviso, danno valore all’affermazione riportata nella Relazione finale sulle morti bianche approvata dalla Commissione parlamentare d’inchiesta  il 15 gennaio 2013

“…   Spesso poi manca un’adeguata cultura della sicurezza, il che porta molti operatori a ritenere l’applicazione delle regole della prevenzione come un mero aggravio di costi o, nel migliore dei casi, un appesantimento burocratico da adempiere in modo formale e, per così dire, senza una vera convinzione.” (Pag.15)

Il fiume è tornato in superficie.

Auguri a tutti i costruttori di argini.

fiume carsico